Frati Minori del Salento

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Spiritualità del Santuario

È abbastanza solito rinvenire Santuari che conservano un oggetto sacro alla storia della cristianità, oppure le reliquie di un santo o, come nel nostro caso, il ricordo di un miracolo. Ma ci chiediamo: è sufficiente questo miracolo a giustificare l’erezione di una chiesa e il titolo di Santuario, che giunse solo nel 1956 per interesse del Card. Corrado Ursi?

SantuarioCi sembra importante rispondere a questa domanda per dare un senso al pellegrino che vi si reca ed aiutarlo a non incorrere in devozionismi e forme di religiosità popolari che, per quanto lecite ed emotivamente sentite, rischiano tuttavia di impiantare nella coscienza del credente una sorta di bypass, eludendo un vero approccio alla fede che è, principalmente, “abbandono fiducioso in Dio”. 

Si definisce “Santuario” un luogo privilegiato della presenza di Dio, riconosciuto tale dalla Chiesa a seguito di un evento di rilevante importanza religiosa o perché custode di memorie importanti per il culto a Dio e per la fede.

Cos’è che ha scosso la coscienza religiosa dei nostri padri, al punto di erigere una chiesa in onore della Madre di Dio extra moenia, fuori dal centro abitato? Alcuni, in un recente passato, hanno riflettuto sull’evento della Madonna dal volto sfregiato, rapportandola ad altri esempi locali (p.e. la Madonna delle Grazie di Soleto) e collocandone gli eventi in un determinato periodo storico e in un determinato territorio. Da queste riflessioni è sorto anche il dubbio che una mano umana, pur di riportare la pace nelle comunità del Salento, sfinite dalle lotte tra il clero di rito greco e quello di rito latino, abbia determinato quel che, invece, il popolo aveva già interpretato come intervento divino.

Lo storico e il teorico sono liberi di fare una propria lettura degli eventi e di tirare le proprie conclusioni. A noi è immediatamente evidente la determinazione di un popolo che concorre con solerzia all’edificazione di questo Tempio  realizzato in soli sette anni e non senza sacrifici. Da ciò appare chiaramente la percezione che quella gente aveva di essere stata oggetto privilegiato della Grazia di Dio. E non si sbagliavano se poi, di lì a pochi anni, nuovi eventi soprannaturali avrebbero indotto all’edificazione del Santuario del SS. Crocifisso, l’altra “perla” –per dirla con il Core- su cui poggia, assieme alla Grazia, la spiritualità del popolo di Galatone.

Certamente, gli eventi soprannaturali sono il punto di partenza, l’input necessario alla nostra debole indole, tutta protesa verso la materia e poco avvezza a sguardi ampi verso l’alto, volti a “cercare le cose di lassù e non quelle della terra”, come dice l’Apostolo (cf. Col 3,1). Ma dopo, ciò che più conta è quella relazione col divino che appaga e libera dalla schiavitù di un rapporto basato esclusivamente sul dare-avere che non ha nulla di spirituale, ma ha solo il sapore del magico. Se così fosse, si tratterebbe di un rapporto perverso dove Dio è privato della sua natura di Padre buono e misericordioso (ne è prova la rabbia che segue ad una delusione delle nostre aspettative alimentate da una preghiera compulsiva che di preghiera ha ben poco). Ma anche l’uomo verrebbe privato della sua dignità di figlio in quanto non si riconosce tale di fronte al Padre (accadde così al figlio maggiore della parabola del padre misericordioso in Luca 11,32).

Il motivo dell’esistenza di questo Santuario, dunque, non è tanto quello di attirare l’attenzione sul miracolistico ed il fenomenale, quanto invece quello di elevare a Dio, per l’intercessione della Vergine, “preghiere, suppliche e ringraziamenti”, secondo l’esortazione dell’Apostolo (Fil 4,6); ma anche quello di invitare a guardare alla Madre di Dio, scorgendovi in Lei il volto del Figlio e quello di tutta l’umanità sofferente a causa del peccato e redenta per Grazia.

Lo stesso Presule neretino Corrado Ursi nel Decreto di erezione della nostra chiesa a Santuario mariano dice: “Noi (…) desiderosi veramente che il culto di Maria penetri del tutto nella città e popolo di Galatone e rifioriscano i costumi cristiani contro il male che infierisce nelle famiglie cristiane contaminando le donne, cuore della famiglia; volentieri accogliendo la domanda a noi fatta dalla Famiglia Religiosa dei Frati Minori, alla quale sono affidati il culto e la custodia della venerata Icona della Signora delle Grazie, ed anche dal Clero e Fedeli di Galatone, servendoci della nostra potestà ordinaria, in forza di questo decreto, allo stesso tempio, dedicato alla Signora delle Grazie, conferiamo la dignità di SANTUARIO DI MARIA, con lieto animo desiderando che il nuovo Santuario sia una sorgente inesausta dalla quale i fedeli ottengano la salvezza ed il trionfo del regno di Dio”.

Detto questo, non ci meravigliamo se nelle Cronache non appaiono racconti di miracoli eclatanti come nel caso del SS. Crocifisso. È come se Maria continuasse nei secoli quello stile riportato dagli Evangelisti: nascondimento ed umiltà, per cui “tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48).  

E chi siamo noi per eludere questo desiderio della Madre? Testimoni secolari della devozione mariana di questo Santuario, potremmo narrare veri miracoli di conversione, di guarigione fisica e spirituale, di provvidenza divina che si effonde su povere creature. Ma preferiamo tacere e rispettare lo stile di Maria, imparando piuttosto a farlo nostro.

Di fatto, molte generazioni, dai tempi del miracolo, si sono succedute ai piedi di questa sacra Icona: tanti fedeli e Frati francescani che qui hanno imparato a servire Dio in umiltà e in santità di vita. Ancora oggi, passando dal Santuario nelle ore più impensate, è facile trovare qualcuno che approfitta del proprio tempo libero per effondere il proprio cuore davanti a Maria o per incontrarsi sacramentalmente col Cristo. 

Per noi frati della Grazia è di grande consolazione e molto edificante essere testimoni di tanta fede, nascosta –è vero- ma viva e palpitante. Anche quando il Santuario è rimasto chiuso per gli ultimi restauri del 2012 non è mai mancato chi si è fermato a pregare e, non potendo accedere in chiesa, ha pensato di lasciare fuori dalla porta una lampada votiva da far ardere davanti alla sacra Icona della Madonna della Grazia.

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