Frati Minori del Salento

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La sacra icona di Maria

Si presenta come un’ovale in pietra –sicuramente estrapolato da un dipinto originale preesistente e ormai perduto, databile intorno al XIII secolo- che riproduce la Vergine Maria nell’atto di allattare il Bambino Gesù.

Il modello iconografico bizantino di riferimento è quello dell’Eleusa che, letteralmente, significa “La misericordiosa”.

logolagraziaIl termine deriva o dall’atteggiamento di Maria nei confronti dell’umanità cui rivolge lo sguardo, o dall’atteggiamento verso il Bambino che stringe tra le braccia.

Anche i colori, di norma, hanno un proprio significato nell’iconografia. Così, notiamo uno sfondo rosso, colore che sta a significare, nel nostro caso, la colpa del genere umano verso cui la Madre porta “la Grazia apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2,11).

Dello stesso colore e, forse, con lo stesso significato, è la veste indossata da Maria. Quasi a voler significare che Colui del quale Isaia disse: “Il Giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità” (Is 53,11), ha preso forma (veste) umana dalla Vergine Maria.

Tuttavia, il rosso porpora della veste è orlato di giallo, simile a quello delle aureole che circondano le teste di Maria e del Bambino. Di per sé il giallo non ha un particolare significato ma, in considerazione del fatto che è simile a quello usato per le aureole, dobbiamo concludere che esso sta ad imitare l’oro e il suo significato: l’infinito e, quindi, ciò che supera l’ambito umano e terrestre.

Forse potremmo commentare, senza errore, che il finito, l’umano, impastato di peccato e di sangue (che pure è sinonimo di vita), trova il suo significato solo se letto e interpretato alla luce dell’Eterno: un chiaro invito a quanti si presentano a Maria portando la propria fatica di vivere a non fermarsi ad una lettura troppo umana delle proprie difficoltà, ma a collocarle nell’alveo di Dio. Solo là acquistano senso e possono, così, essere attraversate coraggiosamente.

Un Maphorion (manto) verde copre il capo e il resto del corpo della Vergine. Il verde è il colore che indica la crescita, la fertilità, la natura umana, la giovinezza e la vitalità. Il suo accostamento al rosso è tipico nelle vesti dei martiri. E così, potremmo aggiungere, a quanto già detto, che Maria non solo porta agli uomini la Grazia che è il Cristo ma, quale membro privilegiato della Chiesa, porta a Cristo tutta l’umanità; una funzione “sacerdotale”, di Mediatrice, che Le viene riconosciuta già dall’Evangelista Giovanni nel contesto delle Nozze di Cana (Gv 2,1-12). Infine, è colei che partecipa alla Passione del Figlio per la salvezza dell’umanità, fino a meritare anche Lei, sotto la Croce, la palma del martirio (Gv 19,25-27).

Un’altra nota sull’uso dei colori la riserviamo al bianco che ritroviamo nei bordi ornati di pizzo, sia del collo che della veste. Il più utilizzato dagli iconografi, il bianco è il simbolo della gioia, della vita nuova in Cristo iniziata col Battesimo. Infatti, è il colore della Trasfigurazione, della Risurrezione (l’Angelo al sepolcro vuoto), della vittoria (i vincitori descritti nel libro dell’Apocalisse). La prima dei redenti si fregia di questo colore e ispira a quanti la contemplano il desiderio di essere, a loro volta, degni di ricevere le insegne della vittoria.

L’ultimo aspetto cromatico che ci interessa è quello del volto della Vergine e del corpo del Bambino. La tecnica iconografica attinge al verde oliva, piuttosto scuro, che man mano si va schiarendo, facendo emanare dai volti quella luce che li caratterizza. Il simbolo che questo colore cela è sicuramente quello della Redenzione: la natura umana, impastata di peccato, riceve dal Cristo il riscatto necessario per la salvezza. Così, riconosciamo nella santa Madre di Dio una di noi, sebbene preservata da ogni macchia di peccato; e nel suo Figlio divino riconosciamo quella natura umana che ci appartiene e che Egli ha condiviso con “noi in tutto, eccetto il peccato” (Gaudium et Spes, 22).

Concludiamo la nostra analisi della sacra Icona di Maria con alcune riflessioni sulle lettere greche che vi si trovano. L’iscrizione in alto, alla sinistra di chi guarda, riporta le lettere greche Α (Alfa) e Γ (Gamma), che sono l’incipit della parola greca ΑΓΙΑ (Santa) e, in considerazione delle tante icone bizantine che conosciamo, ma anche del fatto che quanto è giunto a noi è solo parte di un dipinto preesistente, possiamo ipotizzare che a destra vi fossero state le lettere Μ e Α, l’incipit della parola ΜΑΡΙΑ (Maria). Queste lettere, infatti, nella forma più antica delle icone mariane bizantine, saranno poi sostituite con le altre e sicuramente più ricorrenti ΜΡ-ΘΥ , incipit delle parole Meter Theou (Madre di Dio).

Unico neo di questa nostra interpretazione delle lettere greche è il fatto che la lettera Gamma risulta essere ruotata su se stessa e, quindi, rappresentata specularmente. A nostro avviso, tuttavia, è più facile, sbagliando, ruotare una lettera che capovolgerla.

Questo fatto ci dice una cosa importante di questa nostra Icona: essa è stata dipinta quasi certamente da un autore locale, con una sensibilità artistica e religiosa piuttosto elevata, ma carente di cultura e con una discreta tecnica del pennello. Il suo sforzo maggiore è stato quello di carattere spirituale –e non si può affermare il contrario se ci si sofferma sulla bellezza del volto della Vergine- piuttosto che quello di tipo artistico, per il quale, dando per assodate le tecniche da lui conosciute, si è abbandonato alla memoria di altre icone già viste in passato, ai cui modelli si è ispirato.

Non solo, ma possiamo anche aggiungere che lo sforzo dell’autore si è maggiormente concentrato ed espresso sulla realizzazione del volto della Vergine, meno –ci vien da dire- su quello del Bambino. È rischioso qui azzardare ipotesi sulle motivazioni senza rischiare di fare accademia. Accettiamo che sia così. Poi, magari, ognuno tirerà le proprie conclusioni e sceglierà se perdersi nello sguardo di Maria, così profondo e suadente, o identificarsi in quello del Bambino, anch’Egli così innamorato della Madre da contemplarla estasiato.

Ma com’è possibile descrivere la dolcezza del volto della Vergine senza mancare di completezza? E poi, non è vero che ogni opera d’arte suscita un diverso effetto in chiunque l’ammira? L’invito è chiaro: ciascuno si lasci prendere da quel volto e attrarre da quello sguardo! Se il tuo animo è tranquillo vi scorgerai tanta tenerezza e pace, ma se la coscienza ti rimprovera qualcosa, quello sguardo si poserà sul fondo della tua anima per muoverla a conversione.

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